Commento alla Veglia Pasquale Sabato Santo – Anno A

resurrezione-iconografia

Sabato 4 Aprile 2026

«Nessun vantaggio per noi essere nati, se lui non ci avesse redenti»

INTRODUZIONE

G – Per antichissima e veneranda tradizione, questa notte è davvero “in onore del Signore”; ed è la veglia che in essa si celebra, memoriale della notte santa in cui Cristo è risorto dai morti, ad essere riconosciuta dalla Chiesa come la “madre di tutte le sante veglie”. In essa, secondo quanto attestano i Padri e custodisce la liturgia, la Chiesa veglia nell’attesa dello Sposo, vigilante nella fede, e celebra con gioia i sacramenti dell’iniziazione cristiana, mediante i quali i figli vengono generati alla vita nuova. Questa notte benedetta, in cui “Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato” (cfr. 1Cor 5,7), è segnata dal mistero della luce che squarcia le tenebre. Fin dalle origini, la celebrazione pasquale si è svolta nelle ore notturne, quando il silenzio avvolge la terra e il cuore dell’uomo si apre più docilmente all’attesa. In principio essa consisteva in una sobria assemblea di preghiera, accompagnata dal digiuno e culminante nella frazione del pane e nella carità fraterna. Con il passare dei secoli, guidata dallo Spirito Santo, la Chiesa ha progressivamente arricchito questa Veglia di segni e riti: il lucernario, il fuoco nuovo, la processione della luce, la liturgia della Parola che ripercorre le meraviglie della storia della salvezza, fino alla liturgia battesimale ed eucaristica. Non si tratta di un semplice sviluppo esteriore, ma di una più profonda comprensione del mistero celebrato: “Questa è la notte” — come proclama il santo annuncio dell’Exsultet — “in cui Cristo, spezzando i vincoli della morte, risorge vittorioso dal sepolcro”. In questa notte, la luce del cero pasquale, segno di Cristo risorto, irrompe nelle tenebre e si diffonde tra i fedeli, a indicare che la vita nuova ricevuta da Lui è chiamata a illuminare il mondo. Un tempo, l’accensione delle lampade nella sera era un gesto carico di attesa e di significato; i cristiani riconoscevano in quella luce il simbolo del Signore Gesù, e innalzavano l’inno: “Luce gioiosa della gloria del Padre immortale, santo e beato Gesù Cristo”. Oggi, mentre la facilità dei mezzi rischia di attenuare il senso del segno, la liturgia ci invita a riscoprirne la profondità: non una luce qualunque, ma Cristo stesso, “luce del mondo” (cfr. Gv 8,12), che illumina ogni uomo. Pertanto, partecipiamo a questa santa Veglia con animo desto e cuore ardente, lasciandoci guidare dai segni e dalle parole della liturgia, affinché la grazia del Risorto si effonda abbondantemente in noi. Custodiamo anche con attenzione i segni materiali, affinché nulla venga trattato con superficialità, ma tutto concorra a esprimere la dignità e la bellezza del culto divino. Tre raccomandazioni importanti: la luce delle candele che vi sono state consegnate sia ricevuta con ordine e raccoglimento solo dal cero pasquale, segno vivo di Cristo, evitando di accenderle con l’accendino, evitiamo gesti frettolosi o distratti; non accendiamo le torce dei cellulari perché il buio è fondamentale, non occorre leggere il foglietto ma bisogna ascoltare le parole del sacerdote; si custodisca il silenzio, si partecipi ai canti proposti dalla corale, si spengano i cellulari  e si eviti ogni elemento che possa distogliere dall’ascolto e dalla contemplazione del mistero celebrato. Questa è la notte, questo è il tempo in cui Cristo vincitore sul peccato ci porta con sé oltre il tempo e lo spazio.

PREPARAZIONE E ACCENSIONE DEL CERO PASQUALE

G.– Raccogliamoci attorno al fuoco e disponiamoci a iniziare questa Veglia. Ora don Francesco aiutato dai ministranti benedice il nuovo fuoco e poi, con le parole della liturgia, prepara il nuovo cero pasquale che brillerà nella nostra chiesa in onore del Signore in ogni momento di grazia. Mettiamo in questo fuoco tutto ciò che vogliamo che venga trasformato dall’amore di Dio. Benedetto il nuovo fuoco viene preparato il Cero Pasquale su cui viene incisa una croce per configurarlo a Gesù Cristo; poi l’alfa e l’omega, prima e ultima lettera dell’alfabeto greco, per indicare che Cristo è il principio e la fine di tutte le cose; infine, segnerà le cifre dell’anno per significare che Gesù – Signore del tempo e della storia – vive oggi per noi. Dopo l’accensione del cero pasquale, segno visibile del Cristo risorto, accoglieremo i ministri in chiesa seguendo il cero al quale un po’ alla volta accenderemo la candela che teniamo in mano.

GRANDE DOSSOLOGIA

G – Condotti dalla fede mediante l’ascolto della Parola di Dio, siamo resi capaci di accogliere il festoso annuncio della Risurrezione, che ci viene dato dal canto gioioso del Gloria. Il canto di questo inno, che parte dal Celebrante, diventa, nella nostra Comunità, l’augurio pasquale vicendevole. Celebriamo la Pasqua nella gioia della vita nuova!

CANTO DELL’ALLELUIA

G – Dopo i giorni della Quaresima ritorna il canto dell’acclamazione pasquale per eccellenza: Alleluia, lodate Dio! Il silenzio dell’attesa viene squarciato da questo canto che esprime la gioia della risurrezione. Il Signore della vita è vivo e presente in mezzo a noi.

LITURGIA BATTESIMALE

G – Il mistero pasquale che stiamo celebrando diventa concreto nei sacramenti che ci rendono cristiani, figli di Dio: il battesimo, la cresima, l’eucaristia. Come il fuoco rischiara e riscalda questa notte, così l’acqua diventa esperienza di purificazione e di rigenerazione. Nel grembo della Pasqua ognuno rinasce a vita nuova e accoglie in sé il dono dello Spirito.

PRESENTAZIONE DEI DONI

G – Portiamo all’altare il pane, il vino e il cesto della solidarietà. Diventeranno il corpo di Cristo spezzato per la nostra salvezza e il suo sangue versato dalla croce, pane della fraternità e della gioia e vino della festa.

RINGRAZIAMENTO ALLA COMUNIONE

G – Dopo i giorni tenebrosi della passione, la notte è stata squarciata dalla tua Luce sfolgorante, o Cristo. E’ sorto per noi un nuovo Giorno, che non conosce più tramonto: tu sei il Vivente, il Risorto per sempre. L’Amore ha cambiato la storia! Sì, il tuo Amore, o Signore, che ti condotto per noi a varcare la soglia della morte per distruggerla per sempre. Credere alla Pasqua, credere al tuo “passaggio” alla vita che non ha più fine è credere che il male, in ogni sua forma, è stato definitivamente distrutto. E, se ai nostri occhi ancora oggi sembra avere l’ultima parola, dinanzi a guerre, violenze, calamità naturali e disastri di ogni genere, noi sappiamo che sei tu, Signore della Vita, la Parola ultima e definitiva su di noi. Per questo vogliamo implorare da te la luce della fede per credere all’impossibile, per scrollarci di dosso l’immagine del primo Adamo e rivestirci di te, o Gesù risorto, della veste del Battesimo dove con te siamo rinati a vita nuova. Rinnova in noi la speranza della risurrezione nelle prove del quotidiano e alimenta la carità che ci invia nel mondo quali testimoni del grande Mistero di salvezza, di cui in questa notte hai reso partecipe ogni uomo e donna della terra.