Ritornare al cuore: dove Dio ci aspetta
Ci sono inizi che chiedono di non cominciare subito. Prima di ripartire, occorre fermarsi. Prima di riempire un’agenda di appuntamenti, incontri e impegni, occorre fare spazio a una domanda più essenziale: da dove stiamo ripartendo e, soprattutto, per chi?
L’inizio di un nuovo anno pastorale non è soltanto il momento in cui si riaccendono le attività della comunità. È l’occasione per ritrovare il senso di ciò che facciamo, per verificare dove sta andando il nostro cuore e per riconoscere se, nel servizio alla Chiesa, siamo ancora capaci di lasciarci raggiungere da Dio. Per questo il nuovo anno pastorale 2026/2027 si apre con un invito che è insieme parola biblica e indicazione di cammino: «Ritornate a me con tutto il cuore» (Gioele 2,12). Non si tratta semplicemente di tornare indietro, ma di tornare dentro: dentro la nostra fede, dentro le ragioni profonde del nostro servizio, dentro quella relazione con il Signore dalla quale ogni autentica esperienza ecclesiale prende vita.
Il tema del ritiro, «Ritornare al cuore: dove Dio ci aspetta», nasce proprio da questa esigenza. Perché il cuore non è soltanto il luogo dei sentimenti: nella Scrittura è il centro della persona, il luogo delle decisioni, della libertà, della memoria e dell’incontro con Dio. È lì che il Signore continua ad attenderci, anche quando le nostre giornate sono diventate troppo piene, quando il servizio rischia di trasformarsi in abitudine, quando facciamo molte cose per la comunità ma rischiamo di perdere di vista Colui per il quale le facciamo. Il ritiro, allora, è rivolto a tutti: agli operatori pastorali, ai catechisti, ai ministri, ai volontari, a chi svolge un servizio stabile e a chi semplicemente desidera ritrovare un rapporto più vero con il Signore. Nessuno è spettatore nel cammino di una comunità. Ognuno porta una storia, una domanda, una fatica, una disponibilità, forse anche qualche ferita. E proprio lì Dio desidera incontrarci.
Sarà un tempo sottratto alla fretta e riconsegnato all’essenziale. Un tempo per ascoltare più che organizzare, per pregare più che programmare, per lasciarsi interrogare prima ancora di pensare a ciò che occorre fare. Perché una comunità non cambia davvero soltanto quando cambia i suoi programmi: cambia quando cambia il cuore di coloro che la abitano e la servono. Iniziare insieme significa dunque non limitarsi a inaugurare un nuovo calendario pastorale, ma scegliere da quale luogo interiore vogliamo viverlo. Torniamo al cuore, perché è lì che Dio ci aspetta. E forse è proprio da lì che deve ripartire anche la nostra comunità.
Vi aspetto, don Francesco

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