dal 12 al 15 Ottobre 2026: Giornate Eucaristiche

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Carissimi,

un nuovo anno pastorale non può cominciare soltanto mettendo in moto le attività. Prima delle riunioni, dei percorsi di catechesi, degli incontri, dei servizi e dei tanti appuntamenti che daranno forma alla vita della nostra comunità, abbiamo bisogno di tornare là dove tutto nasce: davanti al Signore. Per questo le Giornate Eucaristiche, dal 12 al 15 ottobre, non sono semplicemente una tradizione da conservare né un appuntamento da aggiungere al calendario. Sono una scelta precisa: quella di mettere l’Eucaristia all’inizio del nostro cammino, perché sia Cristo e non la nostra capacità organizzativa a dare direzione a ciò che vivremo.

L’Eucaristia ci costringe, nel senso più bello del termine, a fermarci. Davanti al Pane consacrato vengono meno per qualche istante i ruoli, le responsabilità, le preoccupazioni e persino le parole con cui siamo abituati a raccontarci. Rimane una presenza. Cristo è lì. E noi possiamo finalmente stare davanti a Lui senza dover dimostrare nulla. Per un operatore pastorale questo momento è particolarmente prezioso. Prima di essere catechista, animatore, ministro, volontario, membro di un gruppo o responsabile di un servizio, ciascuno di noi è un discepolo. E il discepolo non vive soltanto di ciò che fa per il Signore: vive di ciò che riceve dal Signore. L’adorazione ci restituisce questa verità essenziale e ci aiuta a comprendere se il nostro servizio nasce ancora dall’amore o se, talvolta, è diventato semplicemente un compito da portare avanti.

Ma le Giornate Eucaristiche appartengono a tutta la comunità. Sono per chi frequenta abitualmente la chiesa e per chi vi entra più raramente; per chi attraversa un tempo sereno e per chi porta dentro di sé una domanda, una fatica, una preoccupazione che non riesce a condividere con nessuno. Sono per le famiglie, per i giovani, per gli anziani, per i bambini, per chi sente di avere una fede solida e per chi la sente fragile o quasi spenta. Davanti all’Eucaristia possiamo consegnare ciò che durante l’anno non sappiamo dove mettere: una persona che ci preoccupa, una scelta che ci attende, una ferita che ancora fa male, una riconciliazione rimandata, un grazie che non abbiamo mai pronunciato. Possiamo anche semplicemente stare. Non sempre occorre trovare parole per pregare: qualche volta è sufficiente permettere a Dio di trovarci. C’è poi un dono particolare che queste giornate possono offrire all’intera comunità: ricordarci che non siamo tanti gruppi che lavorano nella stessa parrocchia, ma un unico popolo convocato attorno allo stesso Signore. L’Eucaristia ricompone ciò che le nostre differenze, le nostre sensibilità e perfino le nostre stanchezze possono dividere. Ci riporta al centro. Ci insegna nuovamente che la Chiesa non nasce dai nostri progetti, ma da una Presenza che ci precede e ci raduna.

All’inizio del nuovo anno pastorale abbiamo bisogno proprio di questo. Abbiamo bisogno di non partire con la presunzione di avere già tutte le risposte, ma con l’umiltà di lasciarci nuovamente interrogare dal Vangelo. Abbiamo bisogno di ritrovare uno sguardo più limpido sulle persone che ci sono affidate, una pazienza nuova nei rapporti, una libertà maggiore nel servizio, una fede che non sia soltanto qualcosa che professiamo, ma una realtà che trasforma il modo in cui viviamo. Per questo vi chiedo di non vivere queste Giornate Eucaristiche come spettatori. Scegliete un momento e custoditelo. Venite anche se avete poco tempo. Venite soprattutto se pensate di non averne. Fermatevi davanti al Signore per qualche minuto, partecipate alla celebrazione, all’adorazione, alla preghiera comunitaria. Se potete, tornate più volte. E portate con voi qualcuno che forse da tempo non entra in chiesa. Non sappiamo in anticipo che cosa il Signore vorrà compiere in ciascuno di noi in questi giorni. Sappiamo però che quando una comunità si mette davvero davanti all’Eucaristia, qualcosa ricomincia a respirare: la fede può ritrovare voce, una vocazione può essere nuovamente ascoltata, una ferita può iniziare a essere consegnata, un servizio può recuperare il suo significato, una comunità può ritrovare la sua unità.

Mettiamo dunque queste giornate nelle mani del Signore e iniziamo da Lui il nostro nuovo anno pastorale. Prima di chiederGli che cosa dobbiamo fare, lasciamoci guardare da Lui. Prima di offrirGli il nostro lavoro, accogliamo il Suo dono. Prima di parlare della nostra comunità, lasciamo che sia Lui a parlare al cuore della nostra comunità. Vi aspetto. Non per riempire un appuntamento, ma per condividere insieme un incontro. Maria SS. Incoronata del Rovo e S: Martino V. ci diano la forza di osare e confidare in Lui sempre. Con affetto e nella preghiera,

don Francesco Della Monica
parroco