Commento alla VI Domenica di Pasqua – Anno A

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10 Maggio 2026

 «Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre»

 

INTRODUZIONE

G – Celebriamo oggi la Sesta Domenica di Pasqua. Nel tempo pasquale Gesù ci rivolge una promessa che sostiene la fede e la vita dei credenti: «Non vi lascerò orfani». Il Signore risorto ci assicura che non siamo mai soli: il Padre dona lo Spirito Paraclito, presenza che rimane con noi, e il Figlio continua a farsi vicino nella Parola e nell’Eucaristia. L’amore per Lui si esprime nell’accoglienza dei suoi comandamenti e apre alla comunione profonda: «Io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi». In questa Eucaristia celebriamo la presenza di Cristo che dona lo Spirito, rende la Chiesa capace di gioia e ci invia a testimoniare con mitezza e fiducia la speranza che abita i nostri cuori. In questa celebrazione, guardando a Maria nostra mamma celeste, preghiamo per tutte le mamme vive e defunte. Le affidiamo al Signore perché tutto l’amore che ogni giorno donano possa essere una benedizione per loro e per i propri figli. Ricordiamo che la celebrazione va vissuta intensamente partecipando ai canti con l’ausilio del libretto, alle risposte utilizzando il foglietto e ricordandosi di spegnere i cellulari.

PRESENTAZIONE DELLA PAROLA DI DIO

G – Anche nei momenti più difficili, addirittura anche nella persecuzione, la Comunità cristiana non è abbandonata a sé stessa, ma accompagnata e assistita dalla presenza del Risorto. Gesù continua a custodire i suoi lungo il corso della storia e ad assisterli e a guidarli mediante il suo Spirito.

PRESENTAZIONE DEI DONI

G – Il pane, il vino e il gesto di solidarietà portiamo all’altare i nostri cuori perché siamo ricolmati dello Spirito del Signore Risorto.

RINGRAZIAMENTO ALLA COMUNIONE

G – Il tuo amore non poggi solo su belle parole: tu l’hai dimostrato, Gesù, quando hai offerto la tua vita, affrontando la passione ed una morte ignominiosa. Le tue braccia spalancate dall’alto della croce sono il segno eloquente della tua bontà e della tua misericordia. Ecco perché chiedi a noi, tuoi discepoli, di fare la stessa cosa. Vivere da cristiani non significa nutrirsi di nobili sentimenti, ma accogliere ed osservare i tuoi comandamenti, anche quando costa perché chiede di andare controcorrente, di essere presi per ingenui, di essere tacciati di buonismo, di essere considerati dei deboli. Se tutto questo è la conseguenza della nostra fedeltà a te, noi non dobbiamo spaventarci. Tu per primo hai provato su di te, sulla tua pelle, il risentimento dei benpensanti, l’ostilità e la calunnia dei capi e la loro condanna senza appello. È il prezzo da pagare perché nei solchi della storia spuntino i germogli di un mondo nuovo.