“Beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto.” (Lc 1,45)
Carissimi,
anche quest’anno la nostra Comunità parrocchiale si prepara a vivere la festa di Maria Santissima Incoronata del Rovo, dal 1 al 19 giugno 2026. Ci disponiamo ad attraversare giorni che non rappresentano soltanto una tradizione da custodire, ma un tempo di grazia da abitare con consapevolezza, fede e responsabilità Ecclesiale.
Il tema che accompagnerà il nostro cammino sarà: “Con Maria, pellegrini di pace nella vita del mondo”. Ho scelto queste parole perché esprimono con semplicità e profondità la condizione del nostro tempo e la vocazione della Chiesa. Siamo pellegrini: uomini e donne in cammino, spesso affaticati, talvolta smarriti, ma non senza meta. E siamo chiamati a esserlo nella pace, non in quella fragile che dipende dagli eventi favorevoli, ma nella pace cristiana che nasce dalla presenza di Dio nella storia. Viviamo un tempo complesso. La guerra continua a ferire popoli e coscienze; molte famiglie portano il peso dell’incertezza economica; cresce un ateismo silenzioso, spesso non dichiarato ma vissuto, che spegne il desiderio di Dio e rende l’uomo sempre più solo, disorientato, incapace di riconoscere il senso profondo della propria esistenza. In questo scenario la festa patronale non può ridursi a semplice manifestazione esteriore o a parentesi folkloristica: sarebbe troppo poco per il cuore dell’uomo e troppo poco per la Chiesa.
La festa della nostra Mamma celeste è il momento più alto dell’anno pastorale, perché è il tempo in cui una Comunità si raccoglie attorno alla propria fede e ritrova il motivo del suo cammino. Non è l’occasione per alimentare rumore o dispersione, ma per generare comunione. Ogni persona, con la propria storia, le proprie ferite, le proprie speranze e persino le proprie fatiche interiori, è chiamata a offrire qualcosa perché il volto della Comunità possa diventare più umano e, soprattutto, più evangelico. La preparazione della festa diventa così una vera fucina spirituale e umana: c’è chi serve nel silenzio, chi dona tempo, chi offre competenze, chi sostiene con la preghiera, chi ritorna dopo anni di distanza, chi cerca una parola di speranza e chi contribuisce economicamente. Tutti, in modi differenti, partecipano alla costruzione di un’esperienza che deve educare alla gioia autentica. La gioia cristiana, infatti, non nasce dall’euforia di un momento, ma dalla certezza di non essere soli e dall’esperienza concreta della fraternità.
In questo cammino ci accompagna Maria. I Padri della Chiesa hanno contemplato nella Vergine il modello perfetto dell’umanità riconciliata con Dio. Sant’Ambrogio scriveva che Maria è “tempio di Dio e non il Dio del tempio”, indicando così come tutta la sua esistenza conduca oltre sé stessa, verso il Signore. Maria non trattiene nulla per sé: ella orienta sempre a Cristo, educa all’ascolto della Parola, insegna la fedeltà anche nelle ore oscure della vita. Per questo una Comunità che perde il rapporto filiale con Maria rischia di perdere anche la capacità di custodire la tenerezza della fede. Dove Maria è amata sinceramente, Dio non viene percepito come un’idea lontana, ma come una presenza viva che entra nella storia concreta degli uomini. Ella ci insegna ad amare Dio senza astrattezze, nella quotidianità, nel sacrificio, nella carità operosa, nella perseveranza.
Quest’anno, inoltre, la nostra gioia si arricchisce di una significativa ricorrenza: celebriamo i 196 anni dalla costruzione e dedicazione della nostra chiesa parrocchiale. Centonovantasei anni di preghiere, lacrime, vocazioni, matrimoni, battesimi, funerali, silenzi e speranze. Le pietre della nostra chiesa custodiscono la memoria di generazioni che hanno creduto, sofferto e sperato sotto lo sguardo materno della Vergine del Rovo. Ricordare questa storia non significa guardare nostalgicamente al passato, ma riconoscere che il Signore continua ancora oggi a edificare il suo popolo.
Affidiamo dunque questo tempo di festa a Maria Santissima Incoronata del Rovo. Ella renda la nostra Comunità meno dispersa, più credente, più capace di carità e più docile alla volontà di Dio. E faccia maturare in ciascuno il desiderio di una fede non superficiale, ma salda, adulta e luminosa.
Con affetto.
don Francesco, parroco


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