OTTAVA DI PASQUA
12 Aprile 2026
«La sera di quel giorno, il primo della settimana… Otto giorni dopo…»
INTRODUZIONE
G – Celebriamo oggi la Seconda Domenica di Pasqua. «Otto giorni dopo… venne Gesù»: è il giorno in cui il Risorto si rende presente. L’esperienza della Pasqua si sviluppa nella comunità dei primi credenti in Gesù, ora riconosciuto come il Cristo. Nel nome di Gesù la fede diventa fonte di vita. Il Vangelo di oggi introduce il racconto dell’apparizione del Signore ai discepoli, dopo la sua risurrezione. La sera di Pasqua Tommaso è assente, otto giorni dopo diviene il protagonista dell’esperienza del Risorto. Da questa Liturgia impariamo a vivere il mistero della Domenica ed a tradurlo nella vita comunitaria ecclesiale e familiare, perché il Signore risorto sia al centro della nostra quotidianità. Ricordiamo che la celebrazione va vissuta intensamente partecipando ai canti con l’ausilio del libretto, alle risposte utilizzando il foglietto e ricordandosi di spegnere i cellulari.
PRESENTAZIONE DELLA PAROLA DI DIO
G – L’augurio di Gesù ai discepoli pieni di paura è il dono della pace. La sua presenza riaccende la fiducia e la speranza, orienta ad una vita ricca di senso, al di là dei dubbi che possono sorgere in ogni essere umano, come suggerisce il riferimento evangelico a Tommaso.
PRESENTAZIONE DEI DONI
G – Il pane, il vino e il gesto di solidarietà che presentiamo all’altare siano il segno dei nostri cuori santificati dalla grazia del Risorto.
RINGRAZIAMENTO ALLA COMUNIONE
G – Anche a me tu domandi, Signore Gesù, di percorrere lo stesso itinerario che ha condotto Tommaso alla fede, ma senza poter – come lui – vedere e toccare. Mi chiedi di accogliere la testimonianza di quelli che mi hanno preceduto: la loro gioia, le loro certezze, il loro entusiasmo, le loro parole. Mi inviti ad accogliere il dono dello Spirito, Soffio rigeneratore, che mi hanno trasmesso perché la mia vita acquisti uno slancio nuovo. Certo, anch’io, come Tommaso, mi porto dentro dubbi che vorrei fugati per sempre, desideri che attendono di essere presi sul serio. E mi accade di non poter sperimentare una presenza fisica, che dovrebbe offrirmi una sicurezza assoluta. Tu, però, non mi lasci solo con la mia fatica, metti sul mio cammino tanti segni che mi rincuorano e mi spingono a non fermarmi, ad andare avanti. E, soprattutto, mi fai considerare questo mio avanzare senza timore come una vera beatitudine che abita ogni credente. Fidarmi di te, a questo punto, diventa uno slancio che cancella di colpo ogni reticenza e anch’io ti dico: Mio Signore e mio Dio!


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