
15 Febbraio 2026
«Dammi intelligenza, perché io custodisca la tua legge e la osservi con tutto il cuore»
INTRODUZIONE
G – Celebriamo la Sesta Domenica del Tempo Ordinario. La Liturgia di oggi ci conduce nel cuore dell’insegnamento di Gesù nel “discorso della montagna”. Egli non si accontenta dell’apparenza: ci chiede una vita autentica, una giustizia che parte dal cuore. Ci invita ad andare oltre la semplice osservanza esterna della Legge per abbracciare uno stile di vita fondato sull’amore vero, sulla verità dei rapporti, sulla coerenza tra fede e scelte quotidiane. È questa la sapienza che lo Spirito rivela a chi ama Dio. In questa celebrazione, come Comunità parrocchiale, ci stringiamo e preghiamo per il nostro parroco don Francesco che ricorda il suo cinquantesimo compleanno e il sedicesimo anniversario del suo arrivo come pastore tra noi. Possa la Vergine del Rovo e S. Martino compatrono vegliare sempre su di lui e la sua vocazione. Ricordiamo che la celebrazione va vissuta intensamente partecipando ai canti con l’ausilio del libretto, alle risposte utilizzando il foglietto e ricordandosi di spegnere i cellulari.
PRESENTAZIONE DELLA PAROLA DI DIO
G – Sotto forma di “antitesi” tra antico e nuovo, Gesù propone orientamenti concreti per la vita di fede. Essi non sono delle “costrizioni”, ma vie per una giustizia più grande, sull’esempio della misericordia che Dio usa nei nostri riguardi.
PRESENTAZIONE DEI DONI
G – Insieme con il pane, il vino e il gesto di solidarietà, portiamo all’altare il proposito di voler essere coerenti con le esigenze del Vangelo per ricostruire ogni giorno la civiltà dell’amore. Insieme a questi doni presentiamo al Signore anche il nuovo calice che, come Comunità, abbiamo donato al nostro pastore.
RINGRAZIAMENTO ALLA COMUNIONE
G – Non ti basta, Gesù, l’osservanza rigorosa e devota alle regole della legge scritta e della tradizione orale: chi vuole seguirti deve obbedire ad una legge d’amore che prevede un cambiamento profondo nel modo di vedere e di giudicare, di scegliere e di agire. Per questo tu chiedi di fare bene attenzione a quello che spesso siamo portati a minimizzare, a non prendere sul serio: all’insulto che umilia e disprezza, all’ira che investe con violenza, al rancore che tarla segretamente i rapporti, al desiderio cattivo che cova nel profondo e attende solo il momento buono per dare realizzazione a propositi turpi. Mentre tutti invocano decisione nel giudicare e condannare gli errori commessi dagli altri, tu chiedi determinazione, ma nell’estirpare il male che sta inquinando il nostro sguardo o le nostre azioni o le nostre parole. Anche ciò che è permesso dalle leggi degli uomini per te non costituisce un comodo alibi per sentirsi dispensati dal rispettare il comandamento dell’amore, che è infinitamente più impegnativo di ogni norma inventata dagli uomini, di ogni stratagemma pensato a causa della durezza degli uomini.

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