Convegno Ecclesiale Diocesano – Fase Parrocchiale

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L’assemblea parrocchiale, nel cammino che conduce al Convegno XXVII Ecclesiale promosso dall’Arcidiocesi di Amalfi – Cava de’ Tirreni, non è un semplice incontro organizzativo, ma un tempo di Chiesa: uno spazio in cui la Comunità si riconosce convocata dal Signore, radunata non per iniziativa propria, ma perché lo Spirito continua a parlare al suo popolo.

La parola assemblea richiama le grandi convocazioni bibliche, quando Israele si raccoglieva per ascoltare la Legge, rileggere la propria storia e rinnovare l’alleanza. Anche oggi non ci riuniamo per esprimere opinioni isolate, ma per metterci insieme in ascolto: della Parola, della vita concreta delle persone, delle attese e delle ferite del nostro territorio. È un atto spirituale prima ancora che organizzativo, un gesto liturgico nel senso più profondo: il popolo sacerdotale che discerne alla luce di Dio.

Lo stile sinodale che ci viene consegnato chiede tre atteggiamenti inseparabili: riflettere, pregare, suggerire. Riflettere, perché la fede non teme le domande e cerca di leggere i segni dei tempi. Pregare, perché senza lo Spirito ogni progetto ecclesiale resta parola vuota. Suggerire, perché ogni battezzato porta un dono necessario al cammino comune. Non si tratta di difendere idee personali, ma di lasciarsi coinvolgere in un ascolto reciproco che diventa obbedienza condivisa al Vangelo.

Questa convocazione è rivolta a tutti. Non solo a chi frequenta abitualmente la parrocchia, ma anche a chi si sente ai margini, a chi è in ricerca, a chi nutre dubbi o ha preso le distanze dalla pratica ecclesiale. La Chiesa, quando si riunisce per discernere, non alza barriere: desidera intercettare la voce di ogni uomo e donna, perché lo Spirito soffia dove vuole e può seminare verità e desiderio di bene in ogni cuore. Essere segno tangibile di Dio in mezzo al suo popolo significa prima di tutto saper ascoltare quel popolo.

Per noi battezzati, poi, l’assemblea non è un invito facoltativo, ma una responsabilità che nasce dal Battesimo stesso. In quel giorno ci è stata affidata una partecipazione reale alla vita e alla missione della Chiesa. Restare spettatori silenziosi significa lasciare incompleto il volto della comunità. Ognuno, con la propria storia, sensibilità, esperienza di fede o di fatica, è una parola che manca se non viene pronunciata.

Partecipare all’assemblea parrocchiale significa dunque compiere un gesto di comunione e di speranza: credere che il Signore continua a guidare la sua Chiesa attraverso il contributo vivo dei suoi figli. È un’occasione per lasciarsi coinvolgere, per sentire che la parrocchia non è “di qualcuno”, ma è casa comune, grembo che genera fede e luogo in cui il Vangelo può ancora diventare carne nella vita quotidiana del nostro territorio.

Per questo l’invito è semplice e serio allo stesso tempo: esserci, con cuore disponibile e spirito orante, perché dal nostro ascolto condiviso possa emergere una Chiesa sempre più capace di rendere visibile la presenza di Dio che cammina con il suo popolo.

Vostro, don Francesco